E’ passato un anno da quando un gruppo di amici coordinati da Michele Mezza e da me hanno lanciato DigiDig,it.

Non serve ora spiegare le ragioni di questa iniziativa, illustrate qui (http://www.digidig.it/il-manifesto/).

Né credo utile riassumere le cose  successe in questi 12 mesi nel mondo intorno alle tematiche algoritmi/intelligenza artificiale/cultura/informazione/tutela della privacy/multinazionali digitali e cyber rischi, perché siamo tutti consapevoli che dodici mesi fa questi temi attiravano soltanto pochi fanatici mentre oggi sono diventati luoghi comuni.

Dunque, non crediamo di avere neppure in minima parte contribuito a questo fenomeno.

Ma di certo abbiamo costretto noi stessi  a seguirne la vorticosa evoluzione e accelerazione per poterlo  raccontare e trasferire ad altri come ci eravamo impegnati a fare; di certo abbiamo anche dialogato con persone, letto saggi e incontrato studiosi e esperti di tutto il mondo … e abbiamo imparato un sacco di cose che oggi ci aiutano -perlomeno a chi scrive queste righe- a concludere (si intende solo provvisoriamente) che se non ci dimostriamo capaci e in fretta, anche usando il digitale, per recuperare con i nostri simili la relazione pwp (person with person)..diciamo pure analogica… e se non facciamo questo prima che l’intelligenza artificiale estesa agli algoritmi si estenda e ci detti con precisione algoritmica cosa, quando e come dobbiamo sapere e pensare dettandoci le regole per governare la nostra interlocuzione con gli altri, vanno a farsi benedire la nostra identità/autonomia (o perlomeno .. quell’autonomia che pensavamo di avere prima che si avviasse questa esperienza diDigiDig).

Non voglio drammatizzare e simpatizzo con chi ironizza dicendo che Singularity assomiglia -è vero e non solo per i prezzi-  a Scientology ….

Ma, amici miei, non tutto è ‘fake’ e dobbiamo riuscire a tornare in possesso delle nostre (dell’autore) facoltà mentali prima che sia troppo tardi.

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