Da una prima lettura di quel poco che le autorità americane hanno rivelato via stampa intorno alle relazioni Putin/Hackers/Assange/Snowden/Clinton/Trump (chissà se potremo mai avere accesso al rapporto integrale..), la principale novità per me è stato apprendere ufficialmente che i cyber attacchi ai computer dei democratici e di Clinton/Podesta (forse i russi non sanno neppure di Weiner, tipica materia di lurido spionaggio fra rivali locali) erano cominciati fin dal primo avvio della campagna per le primarie (quindi già nel 2015), e comunque assai prima che Trump fosse valutato, anche dallo stesso Putin, un candidato serio.
Questa novità (per me naturalmente) mi aiuta a capire che malgrado questi attacchi russi, la Clinton (fin dal primo giorno il loro vero bersaglio), ha comunque vinto lei e con un vantaggio di tre milioni di voti e ci sarebbe però da chiedersi cosa sarebbe successo se, dopo avere vinto le primarie, e certamente consapevole delle attenzioni russe, si fosse davvero alleata o con Sanders come vice o comunque con la Warren …. Ma come si sa
‘la storia con i se..’ serve soltanto a sottolineare quanto l’hackeraggio sia stato sottovalutato dai dirigenti democratici e dalla stessa candidata, probabilmente confortati dai sondaggi e dai confronti tv (hackerati dai russi anche questi?), ma serve soprattutto per segnalare da un lato quanto siano tuttora labili (anche se in questo caso decisivi), gli effetti delle attività russe perlomeno in chiave di pura attrazione del consenso elettorale … ma dall’altro, anche quanto siano invece efficaci per colpire e danneggiare i candidati favorendone altri in alcuni specifici collegi elettorali (quelli che hanno fatto vincere Trump). E su questo secondo aspetto spero che la comunità degli esperti possa gettare luce. Fino a che punto le diffusione di fake news localizzata e focalizzata su segmenti specifici di elettori (la famosa banca dati di Trump e del suo amico imprenditore Peter Thiel) produce effetti mirati?
Se tutto ciò venisse confermato dal rapporto che (temo) non leggeremo mai (comunque non presto), le applicazioni dell’intelligenza artificiale alle modalità di espressione della volontà popolare vanno immediatamente rivisitate oggi e non domani. In Italia è in urgente gestazione una nuova legge elettorale: cosa impedisce un comma che ne preveda una revisione periodica in funzione degli sviluppi tecnologici?

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