Martedì 22 Novembre a Milano uno dei promotori di DigiDig, Toni Muzi Falconi, ha parlato a una settantina di manager, consulenti e operatori del marketing e della comunicazione digitale. Ecco una sintesi delle cose dette.

 

1.

Due mesi fa è nata https://www.partnershiponai.org .

Una  alleanza  che oggi rappresenta oggi il maggiore aggregato di potere economico, finanziario, scientifico, tecnologico e politico e che si propone di ‘formare’ il nostro futuro collettivo e individuale.

Obiettivo SI estremamente ambizioso MA trasparente, e  che appare realistico e potenzialmente raggiungibile.

Vedi anche http://www.digidig.it/2016/10/20/partnership-on-ai-an-alliance-to-shape-our-future/

Sono loro – parliamo di Facebook, Microsoft, Google, IBM, Amazon – che governano la gerarchia delle nostre relazioni e il flusso delle nostre emozioni.

Una potente ‘illusione culturale’, dove l’apparente gratuità di molti servizi ne legittima il monopolio: sono gli algoritmi, l’intelligenza artificiale e i big data.

 

 

 

 

2.

Cinque mesi fa un vecchio amico nerd e giornalista (michele mezza), mi propone di aiutarlo  a creare ed alimentare una lobby degli utenti della rete che si proponga di   negoziare spazi di  trasparenza, sicurezza e  privacy con i decisori sia privati (amazon,microsoft, google,apple,ibm) che ‘pubblici’  (istituzioni  sovra nazionali, regionali, nazionali, locali).

Ho risposto quello che so e che, con risultati alterni, ho provato a fare tante volte in passato, anche recente:

a-

assicurarsi che esista, da qualche parte nel mondo, un pubblico diversificato che abbia, o con il quale si possa far lievitare, la consapevolezza della necessità che una ‘lobby’ del genere esista.

b-

definire il perimetro ‘specifico’ della questione (per sua natura vasta), ma anche il senso ‘generico’  (nel senso molecolare) dell’ obiettivo perseguito in uno spazio determinato di tempo;

c-

identificare i decisori, ascoltarli, identificarne i rispettivi stakeholder – sia potenzialmente alleati che potenzialmente avversari

d-

coinvolgerli tutti ‘separatamente’

(multistakeholder)   e, sviluppando -anche in base ai risultati dell’ascolto- coalizioni sia tattiche (per raggiungere obiettivi intermedi) che strategiche (per raggiungere obiettivi finali);

e-

identificare e capire bene i  nodi decisionali: sia quelli tecnici che  quelli strategici e politici;

f-

avviare la  creazione e la diffusione di argomentazioni atte ad  aprire od integrarsi in spazi e  canali nuovi o esistenti diffondere  argomentazioni e aprire  dialoghi attraverso spazi, canali creati ad hoc o esistenti per lievitare consapevolezza  della issue con-vincendo gli interlocutori che gli obiettivi perseguiti (sia tattici che  strategici)  siano percepiti come di ‘interesse pubblico’

g-

monitorare fin dall’avvio, e periodicamente, indicatori atti a valutare le dinamiche dei  livelli di consapevolezza e di adesione agli argomenti proposti.

 

3.

Ma di cosa parliamo?

Parliamo della necessità di un intervento sociale e giuridico che consenta agli utenti della rete di negoziare più  trasparenza e più privacy  in merito  ai processi di elaborazione e di sviluppo degli algoritmi, dell’intelligenza artificiale, e dei big data. Questi processi vanno riconosciuti di interesse pubblico e si caratterizzano come uno spazio pubblico.

Sia ben chiaro: nessuno di noi, promotori di DigiDig (nome suggerito da Anna Maria  Testa) pensa di affidare alle istituzioni politiche e statuali, locali regionali o globali, questo ruolo.

Il carattere di tecnologie di libertà riconosciuto alle reti digitali è troppo delicato per permettere a congiunture politiche di incidervi in esclusiva.

Riteniamo però importante sviluppare una convergente azione di pressione di agenti sociali (associazioni di consumatori, di specifici utenti professionali, di università e centri di ricerca, dei territori e delle comunità locali), che sempre più assiduamente adottano modelli digitali per organizzare la propria attività, infine anche  le istituzioni che intervengono  per ratificare e stabilizzare regole e comportamenti.

Ovviamente è un percorso che richiede oggi anche una profonda rivisitazione del senso stesso dell’ ‘interesse’ e dello ‘spazio’ pubblico

4.

Gli algoritmi sono il principale asset delle imprese di AI ed è certo insensato, e comunque impossibile espropriarle di questo asset,

Peraltro Google e Facebook e Amazon e IBM e Microsoft alternano anche narrazioni contraddittorie e non sempre coerenti (perché stupirsene, sono concorrenti), presentandosi talvolta come campioni del capitalismo schumpeteriano, talvolta come infrastruttura neutrali e aperte.

5.

Dal giornalismo alla finanza e alla medicina, dalla ricerca scientifica al governo della cosa pubblica e alle scelte di consumo individuali, la variabile che rompe equilibri e modifica comportamenti è un’inedita  possibilità di concorrere, condividere, controllare e partecipare ai processi decisionali – anche se a determinate condizioni di consapevolezza. Se davvero, come affermano i loro creatori, dirigenti e proprietari, questi grandi gruppi sono ‘uno spazio pubblico’ – e noi crediamo che sia così – riteniamo che anche i loro meccanismi che producono linguaggi, strutturazioni sociali e influenze determinanti sulle scelte individuali, debbano essere intellegibili, condivisi, socialmente negoziabili ed integrabili.

6.

Come molti sanno le cose sono già in movimento in parecchi paesi, soprattutto ma non soltanto, europei. Così in Italia, in Germania,  in Olanda e in molti altri Paesi europei. Così a Bruxelles. Così anche in Usa.

7.

Come promotori di Digidig intendiamo darci da fare e non solo in Italia attraverso alleanze sia tattiche che strategiche, affinché le imprese, le associazioni, le professioni e le istituzioni alle quali ciascuno di noi appartiene si rendano non soltanto pienamente consapevoli dell’impatto di questi soggetti digitali, ma agiscano per ridurre – anche insieme a loro-  le distorsioni .

Vi proponiamo dunque di condividere con noi lo sforzo per aumentare consapevolezze e competenze comuni per rendere più trasparenti, condivisi e adattabili forme e contenuti delle nuove potenze tecnologiche che ci circondano.

 

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