Entro il 2020 il 60% della popolazione mondiale accederà alla Rete in mobilità, a fronte dell’attuale 46%. Più di un miliardo di persone si unirà a quanti già oggi sono connessi a reti cellulari. E un terzo dei nuovi abbonati – 337 milioni di persone – arriverà dall’India, seguita dalla Cina con 200 milioni. In Italia, invece, già oggi il 64,8% della popolazione accede a internet con il cellulare.

L’ultimo rapporto Global Mobile Trends pubblicato da GSMA Intelligence dimostra quanto oggi digitale significhi soprattutto mobile. Lo smartphone diventerà sempre più centrale nella vita di tutti i giorni. Cominciano a nascere, perciò, diverse realtà che si occupano di valutare l’impatto della rivoluzione mobile sulla vita di tutti i giorni.

Internet è parte della nostra vita

«Il digitale non è più un genere, una specializzazione, una competenza separata dalla vita ordinaria. Non ha senso isolare la specificità della rete rispetto alle relazioni sociali, all’economia, all’urbanistica, o all’informazione. Internet è parte costitutiva e naturale della nostra vita. È ora che i cittadini costruiscano un proprio percorso di autonomia e libertà nella selva degli algoritmi prescrittivi che oggi sono gestiti da pochi gruppi monopolistici in rete», spiega al Corriere Michele Mezza, docente di Culture Digitali all’Università Federico II Napoli. L’idea di fondo è che l’informatica non possa bastare a spiegare l’evoluzione del digitale. Serve ormai unire i saperi, sposare metodi ricerca interdisciplinari per indagare le conseguenze sociali dell’uso della tecnologia.

La PollicinAcademy di Napoli

Proprio con l’idea di far andare a braccetto filosofi e informatici è nata a Napoli PollicinAcademy. La piattaforma punta a diventare uno snodo della riflessione sulla rete, con una serie di contatori che scandiscono le nostre giornate a tambur battente (dal numero di messaggi WhatsApp, alle foto pubblicate su Instagram, ai tweet postati in rete). A presiedere il comitato scientifico di PollicinAcademy è Michel Serres, il filosofo francese a cui si deve il concetto di interattività del pollice. Diretto da Michele Mezza, il centro di ricerca napoletano nasce nella città scelta da Apple per il maxi investimento per il centro di sviluppo che ha già accolto i primi cento giovani sviluppatori da formare. A sostenere il centro di ricerca filosofico-informatico è Genesis Mobile, società partecipata da Digital Box, l’ultima scommessa italiana di Marco Landi, ex numero 2 di Apple nel mondo.

Riunire i saperi per comprendere la rivoluzione digitale

«Fino a Galileo la cultura era unica, filosofi e matematici erano i sapienti riconosciuti. Poi con il Seicento le discipline tecniche si separano dalle umanistiche. Oggi però l’informatica e il digitale hanno l’ambizione di automatizzare le nostre vite. Ricomporre i saperi è necessario per sviluppare una sensibilità che vada oltre le soluzioni uniche proposte da algoritmi e numeri», ragiona Michele Mezza. Eppure se la necessità di riunire i saperi per comprendere la rivoluzione digitale si è sempre avvertita, la vera novità è che il pubblico e il privato finanzino direttamente centri di ricerca coinvolti in studi interdisciplinari sul digitale.

Allargare la riflessione sul digitale

«L’ultimo tentativo in Italia lo fece Adriano Olivetti negli anni Cinquanta. La riflessione sulle conseguenze dei calcolatori, però, non è una semplice riflessione intellettuale, ma ha ricadute sociali», spiega al Corriere Juan Carlos De Martin, docente del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino. De Martin è direttore del Laboratorio Nazionale CINI su Informatica e Società e cofondatore del Centro NEXA del Politecnico di Torino. «Allargare la riflessione sul digitale a filosofi e intellettuali è concretamente utile, perché può far emergere indicazioni su come gestire l’industria e cogliere opportunità per i cittadini. Il vantaggio competitivo degli Stati Uniti sta in questo», ragiona Juan Carlos De Martin.

Filosofi e matematici di nuovo a braccetto.

L’idea di fondo che accomuna le due realtà è che l’urgenza condivisa per una strategia digitale di cui l’Italia dovrebbe dotarsi, Agenda Digitale a parte. «Tra i risultati di questo dibattito ci sono le risoluzioni europee e italiane a favore della trasparenza sui dati della pubblica amministrazione. Alla riflessione interdisciplinare sugli open data hanno collaborato informatici, economisti e giuristi», spiega il cofondatore del Centro NEXA del Politecnico di Torino. Il centro di ricerca coordina una rete di 80 istituzioni nel mondo che si occupano di una riflessione interdisciplinare sul digitale, dall’Africa al Giappone, passando per gli Stati Uniti. Filosofi e matematici hanno appena cominciato ad andare di nuovo a braccetto. In tutto il mondo e con buona pace di Galileo.