40 anni fa (seconda metà degli anni settanta) incontro a Milano Michele Mezza, un ragazzo pieno di vitalità e di voglia di occuparsi della prima radio economica dedicata al mercato finanziario.

Non se ne fa nulla ma, in compenso, gli affido un incarico da noi in SCR Associati (allora principale società di consulenza in relazioni pubbliche) e per diversi mesi Michele si occupa di fare tutte le mattine la nostra rassegna stampa.

Non ci siamo mai persi di vista, ma neppure ci siamo frequentati con particolare intensità.

Sei mesi fa lo incontro e mi chiede ‘come si crea una ‘lobby’dei cittadini dal nulla?’. Rispondo: ‘Devi prima creare un pubblico che abbia consapevolezza della necessità che una ‘lobby’ esista’.

‘Vorrei -continua lui- creare una lobby degli utenti della rete perché ottengano diritti, autonomia e spazi negoziali dai produttori di algoritmi.’

Da qui, dalla opportunità di capire meglio, di apprendere il senso stesso dell’algoritmo e le sue conseguenze sulla vita quotidiana di ciascuno di noi, il mio impegno in DigiDig.

La mia vita ‘digitale’ si avvia proprio al tempo del mio incontro con Michele con la decisione di creare in SCR, in accordo con Rank Xerox che poco dopo ne interruppe la produzione, la prima rete interna di word processing. Passiamo poi alla IBM, fino a quando, nel 1982, mi arriva una telefonata di Regis Mckenna (il leggendario primo pr di Steve Jobs) che mi chiede di lavorare per la Apple e il lancio del Mcintosh.

La IBM non accetta la convivenza e, credo per la prima volta, decido di lasciare un cliente grande e affermato in favore di una start-up (si direbbe oggi).

Incontro Steve Jobs in visita in Italia e, fra le cose che mi chiede è di incontrare l’allora Ministro delle Partecipazioni Statali Gianni De Michelis perché, mi dice: ‘da quello che letto  e  da quello che mi dicono, capisce dove va il mondo’ mi dice Steve.

Guarda caso Gianni è il fratello maggiore di Giorgio, oggi uno dei co-fondatori di Digidig.

Sempre a metà anni 80, il mio amico di sempre Chicco Testa mi segnala Agorà, la prima listserve italiana, curata da Roberto Cicciomessere del Partito Radicale. Aderisco e vi partecipo.

Poi, nel 1989, con altri 5 amici ‘compagni’,  contribuisco a fondare, e poi coordino la Sinistra dei Club che nel 1992 partecipa con i suoi 300 club alla fondazione del Partito Democratico.

Alla prima uscita pubblica del movimento al Teatro Capranica di Roma dico, fra l’altro:

“…..Viviamo nella società della comunicazione, dove è sufficiente una telefonata alla Rai per raccontare a milioni di telespettatori i particolari più intimi della propria vita privata. L’accesso è apparentemente infinito. Mai nella storia dell’uomo è stato possibile all’individuo, con costi apparentemente nulli o bassi, mettersi in comunicazione con tanti altri individui. Eppure sentiamo tutti che c’è qualcosa di molto importante che, in questa storia, non quadra, non funziona. I canali sono più o meno ad accesso libero, ma non si riesce a conquistare l’attenzione se non con investimenti elevati.

Affrontare questo tema con serietà, coinvolgendo tutti coloro che sono in qualche misura soggetti della catena di produzione dovrebbe costituire, insieme al tema ancora più urgente della forma e dei modi di una nuova forza politica, uno degli impegni prioritari del network di club che vogliamo costituire. Club che dovranno sfruttare fino in fondo le possibilità tecnologiche dell’interattività.

Non pensiamo affatto a un club centrale, ma semplicemente a una “centralina”: una stazione di raccolta, smistamento e consultazione.

Per concludere: la grande questione del diritto alla informazione e del diritto alla comunicazione ha a che fare, se ci si riflette bene, con le precondizioni di una società pienamente democratica nel 1990.

Informazione e comunicazione sono oggi elementi strutturali della nostra società.

L’isolamento, l’alienazione, la passività della gran parte degli individui di fronte alla società spettacolo, alla politica spettacolo, all’impresa spettacolo, al sindacato spettacolo, alla finanza spettacolo, costituisce uno dei maggiori problemi del nostro tempo…”

Da: Una Magnifica Avventura – Editori Associati – febbraio 1989

Una centralina di relazioni al servizio della società civile

In sintesi e per concludere: non sono certo un nativo digitale e confesso che quando nel 2006/7 una mia giovane studentessa masterizzanda della NYU mi passa il manoscritto originale di ‘Program or be programmed’ di Rushkof, rimango affascinato ma non ci capisco nulla.

Nei quattro mesi da quando abbiamo avviato la comunità di Digidig, che ora diviene pubblica, la mia curva di apprendimento è stata velocissima. Ma perlomeno altrettanto veloce è stata l’accelerazione della complessità, della pervasività e della tematizzazione pubblica del ruolo dell’algoritmo e dell’intelligenza artificiale nella nostra società. So dunque di essere ancora un semi-analfabeta, ma sono interessato e curioso. Continuerò pertanto, senza però alcuna pretesa, a occuparmi di DigiDig sperando che poter contribuire con la mia esperienza e i miei studi al suo successo.

Toni Muzi Falconi

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