Il respiro delle note di Giovanni Lanzone mi convince. Naturalmente in quell’orizzonte possiamo muoverci su diverse lunghezze d’onda. Io penso che gli elementi fondamentali dello stato presente delle cose sono tre:

  1. la globalizzazione – Se ne parla da decenni, ma la globalizzazione ultima (quella del terzo millennio) ha caratteri eversivi che i suoi prodromi negli ultimi decenni del novecento nascondeva assai bene (non ci sono più tre mondi ma uno solo, non ci sono più risorse illimitate che consentono di pensare a una crescita ininterrotta, le differenze sociali nei paesi e tra i paesi richiedono di ridistribuire la produzione di ricchezza e non di compensarla, ….);
  2. b) la terza rivoluzione soft (il digitale dopo scrittura e stampa) – non è che cambia qualche cosa nei conetti d’intelligenze e conoscenza, ma adesso possiamo vedere molto di più di quello che vedevamo prima. E allora le semplificazioni triviali di cui ci siamo potuti accontentare fino al secolo scorso (ma i segnali di crisi già cominciavano a vedersi) non bastano più. Dei proclami sulle macchine super-intelligenti non mi preoccupa l’arroganza, ma la povertà concettuale (che idee hanno di conoscenza, intelligenza , singolarità i promotori della ‘singularity university’?)
  3. la politica – le categorie del passato non funzionano più non perché erano sbagliate, ma perché è successo che quello per cui hanno lavorato è avvenuto. Non assomiglia a quello che speravamo (speravano) ma tant’è: non si può dire ‘ricominciamo’, perché il mondo è ormai cambiato.e quello che vorremmo promuovere è già avvenuto (il socialismo, ecc.). E allora +, se siamo capaci, la politica deve cercare di capire il mondo nella crisi, capire che la crisi attuale è il nuovo ordine (solo che non sappiamo quale sia) e capire quali opzioni si aprono e cercare di influenzare l’impatto che esse avranno.

Non pretendo che le cose che sembrino interessanti a me debbano esserlo anche per gli altri, né credo che il formato del gruppo consente di discutere temi come quelli evocati da me o da Lanzone in modo tale da portarli al di sopra del livello del confronto tra opinioni diverse.  D’altra parte, l’enfasi, ad esempio, sugli algoritmi, al di fuori del contesto socio-culturale- economico in cui essi vengono sviluppati e usati, è un po’ troppo generico e dipendente dall’attualità dell’oggi, per dare luogo a discussioni da cui esce qualche cosa di interessante.

E allora un gruppo come il nostro deve sapere trovare  un livello intermedio – tra le grandi prospettive e la drammatica urgenza dell’oggi- per articolare un discorso che si confronti con i dati empirici e provi a interpretarli e a definire come aggredirli, modificarli, influenzarli.

Provo a indicare due temi di questo tipo:

  1. il giornalismo – come muta la produzione di notizie nell’era dei big data e del cloud computing? Si tratta di capire in che modo linked e open data possono mutare il concetto di notizia (completezza, verità, ecc.) tenendo conto anche che dobbiamo prendere in considerazione non solo quello che già oggi- fanno i sistemi per la gestione dei big data ma anche quello che potrebbero fare se impostati in modo diverso.
  2. I dati personali. La data oblivion, la difesa della privacy, il rapporto tra dati pubblici e dati privati sono tutti temi che stanno mutando il nostro modo di vivere insieme agli altri, alle volte con conseguenze drammatiche. E’ chiaro, a mio avviso, che vanno ripensate le categorie giuridiche mentre si studiano e si capiscono le potenzialità del digitale, in modo da provare a immaginare le nuove forme della socialità nello spazio aumentato.

Altri tempi possono essere scelti. Ho indicato questi per dare due esempi di terreni di discussione che hanno uno specifico che consente di confrontare approcci e idee al di là delle differenze ideologiche anche sul piano dell’efficacia.

Giorgio De Michelis

 

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