Chiunque svolga una qualsiasi forma di attività didattica in Università, si è sicuramente accorto che da dieci anni a questa parte un numero crescente di studenti 20-23 enni fa sempre più difficoltà ad esprimersi in un italiano corretto, a rivelare un pensiero strutturato, e soprattutto a concentrarsi.

Il mondo degli neuroscienziati è oramai unanime nell’affermare che tutto ciò è frutto di un abuso dei device per la comunicazione, segnatamente smartphone, e di una precoce esposizione dei bambini alle tastiere qwerty e ai menù a sfioramento a fronte di una riduzione del tempo dedicato alla scrittura a mano e all’esercizio della memoria.

Sarebbe sciocco demonizzare in quanto tali dei mezzi che hanno rivoluzionato e facilitato il modo di ricercare informazioni per studio o per svago, acquistare, dialogare, in una parola hanno cambiato il nostro modo di vivere. L’interattività e la geolocalizzazione hanno rivoluzionato tecniche come il direct marketing, ma anche la reputazione di un brand oramai si definisce anche per il buzz che lo riguarda sulla rete.

Non si può però negare nel contempo l’emergere di alcune problematiche assai serie:
INFORMATION OVERLOAD, con conseguente difficoltà a stabilire priorità.

PEAK TIME IS MY TIME, con conseguente crescente abitudine a costruirsi un proprio palinsesto.
VIVERE MULTITASKING, si incamerano frammenti e si rielaborano frammenti, economia della “Costante attenzione parziale”
SPARIZIONE DELLE AGENZIE DI SENSO, chiunque può proporre contenuti sul web, per cui gli editori vanno in crisi, perchè sono sempre meno coloro che ricercano contenuti di qualità, o, semplicemente, contenuti tout court.
FINE DELL’UTOPIA DELLA DEMOCRATICITA’ DELLA RETE, v. Brexit e 5 stelle!
CODIFICAZIONE DELLA IAS (internet addiction syndrome), ad opera del Manual of Mental Disorder, la bibbia mondiale degli psichiatri.

DIETA MEDIATICA DEI MILLENNIALS, incapaci di concentrarsi, non leggono quotidiani, si accontentano delle breaking news inviate dai provider, niente tv generalista, un pò di pay-tv, tutto avviene in preponderanza dallo smartphone.

Di fronte ad un coacervo di problemi che annunciano un disastro di carattere antropologico, occorre trovare le modalità per mettere in grado i nostri figli e i nostri nipoti di padroneggiare i nuovi mezzi di comunicazione che si svilupperanno ulteriormente, invece di esserne schiavi fin dai primi mesi di vita. Già Mc Luhan, ne “Gli strumenti del comunicare”, mentre da un lato inneggiava allo sviluppo delle tecnologie, dall’altro aveva la lucidità di affermare che avrebbero potuto indebolirci, giungendo ad intorpidire proprio quelle parti del corpo che intendevano amplificare, in particolare “addormentando  le nostre capacità naturali e più intime, quelle del ragionamento, della memoria e dell’emozione”.
Il New York Times ci ha informato che Zuckerberg (Facebook), Dorsey (Twitter), Jobs (Apple), hanno tenuto i figli il più lontano possibile da smartphone e tablet fino a 7-9 anni, appassionandoli alla lettura di libri.
J.J. Abrahams, uno dei produttori di LOST, la prodotto la serie REVOLUTION, in cui si vede cosa succede nella società se viene improvvisamente a mancare la corrente…
Alberto Contri
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